mercoledì 9 dicembre 2015

LA VITICOLTURA MINACCIA LA BIODIVERSITÀ E LA ZOOTECNIA BELLUNESE??


LA VITICOLTURA MINACCIA BIODIVESITÀ E ZOOTECNIA?

Per il terzo anno consecutivo “Chiamata a Raccolto”,
l'appuntamento autunnale del gruppo coltivare condividendo, è stata giudicata una delle iniziative (tra quelle dedicata a sementi antiche, biodiversità e al coltivare sano) più frequentate e importanti a livello nazionale.
Una gran bella soddisfazione per il gruppo e per tutti coloro che credono nell'enorme ricchezza e potenzialità della biodiversità di questo nostro territorio.
Chiamata a raccolto” quest'anno si è tenuta a Sedico ed ha visto giungere a Villa Patt circa 10milla persone sia dall'Italia che dall'estero. Il successo dell'evento è pero' dovuto solo in parte alla enorme partecipazione, aspetti rilevanti sono anche la qualità degli espositori, dei relatori e i progetti che da questa giornata nascono o si concretizzano.
Molto importanti le collaborazioni nate con Arche Noah la più grande associazione austriaca (e tra le più significative d'Europa) che tutela sementi antiche e biodiversità e con CREA (Consiglio per la ricerca agricola e l' analisi dell'economia agraria) di Bergamo.
In primavera partiranno progetti e sperimentazioni in campo per migliorare sempre più le nostre sementi riproducibili, tipiche e locali, essenziali per costruire delle filiere e un economia locale incentrata sulla nostra biodiversità e sul nostro territorio.

Ovviamente “chiamata a raccolto” è anche una preziosa occasione per condividere conoscenze ed esperienze, per coinvolgere nei vari progetti agricoltori, aziende e appassionati.. ma anche per raccogliere gridi d'allarme e forti preoccupazioni.


In questo 2015, dal nostro piccolo osservatorio, possiamo dire che gridi d'allarme e preoccupazioni possono essere sintetizzati in una parola: viticoltura o meglio “la viticoltura del prosecco 
 
Tante le voci di agricoltori bellunesi, in primis di allevatori.. 
per tanti anni ho sfalciato.. coltivato.. dato letame a terreni che mi venivano concessi.. e i proprietari mi dicevano anche grazie..e adesso..me li portano via dato che “quelli del prosecco” offrono cifre per me inarrivabili”.. “ora come faro' a far fieno o ceroso per le mie bestie?”. Se andiamo avanti così ci sarà spazio solo per le viti e per null'altro, visto anche i contributi che gli danno”
Dal 1° gennaio 2016, i viticoltori che vorranno impiantare nuovi vigneti non dovranno
più acquistare i “diritti” da un altro produttore che espianta, ma dovranno richiedere l’
autorizzazione gratuita, sulla base della disponibilità dei singoli Stati.
Tale “liberalizzazione” unita ai tanti contributi erogati per la viticoltura e a un mercato che premia il prosecco sta scatenando una vera e propria “caccia” al terreno bellunese da parte di tanti “proseccari” trevigiani. Una sorta di “invasione” che toglie terreno e spazio alle coltivazioni
tipicamente bellunesi e alle aziende locali. Qualcuno intravede un serio pericolo, che pian piano i nostri prodotti.. i fagioli, il mais, e perfino i formaggi fatti con latte bellunese.. spariscano lasciando campo libero alla produzione di uva, che ben si sa ha un valore non così redditizio se non viene trasformata in vino nelle tante cantine trevigiane.
E quindi che rimane a noi bellunesi se a guadagnare saranno solo le cantine trevigiane?
..rimangono i pesticidi.. ed ecco..il secondo grido d'allarme che abbiamo colto forte e ben chiaro durante “chiamata a raccolto.. Un grido d'allarme intriso di timore per le decine e decine di irrorazioni di pesticidi, diserbanti, insetticidi, indispensabili per la coltivazione del “prosecco intensivo” (utilizzando dei prodotti che pediatri, medici ed esperti hanno dimostrato essere pericolosi per la salute). In oltre 800 persone hanno firmato la petizione della “campagna liberi dai veleni” (che complessivamente supera ormai le 5000 firme)
promossa da una serie di associazioni e realtà bellunesi per chiedere, tra l'altro, una forte regolamentazione nell'utilizzo dei pesticidi per evitare che questi avvelenino scuole, asili, campi, giardini, case, (ma anche che il territorio bellunese non rientri nella Doc del prosecco).

Purtroppo dinnanzi a questa forte preoccupazione di coltivatori e cittadini bellunesi la politica balbetta e non è ancora riuscita a trovare delle soluzioni efficaci per arginare questa “invasione tossica” (come l'ha definita qualcuno)
Nel nostro piccolo ci stiamo impegnando a costruire delle reti di conoscenze, competenze, sperimentazione per incentivare e favorire un coltivare sano e salubre, basato sulla nostra biodiversità e sui nostri prodotti tipici tanti ricercati (per lo più fuori provincia) quanto introvabili per mancanza di produzione
Crediamo inoltre che ogni coltivatore..e noi lo diciamo da agricoltori.. deve essere responsabile dei prodotti che utilizza e degli eventuali danni che tali prodotti causano a salute e ambiente. (soprattutto fuori dai suoi terreni) Non ci si puo' nascondere dietro al profitto facile o a deroghe e “deroghette” varie che vengono concesse a prodotti che sappiamo bene tutti cosa provocano (es glifosato, mancozeb o clorpirifos)
Il futuro di questa nostra terra sta nelle nostre mani, nelle nostre scelte, nelle nostre azioni e collaborazioni.. nel non subire passivamente imposizioni calate dall'altro utili sono agli interessi di pochi a scapito della salute di tutti.. in primis della nostra 

RICORDIAMO CHE E' POSSIBILE FIRMARE LA EPTIZIONE "LIBERI DAI VELENI" ANCHE AN-LINE 8solo per chi non ha già firmato la petizione cartacea"
 

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