sabato 31 maggio 2014

UN FLAGELLO CHE STA DEVASTANDO I NOSTRO ORTI.. LE LIMACCE


UN FLAGELLO CHE STA COLPENDO IL BELLUNESE..
LE LIMACCE

E' un vero e proprio flagello!! tanto che in molti la paragonano a una delle famose “piaghe d'Egitto”.. è l'invasione delle limacce (meglio note come slacagn o slacanc) che sta tormentando i sonni di tanti coltivatori e autoproduttori
bellunesi e non
Un' invasione senza precedenti favorita dall'inverno poco freddo e umido e un inizio di primavera in cui pioggia e umidità non sono sicuramente mancate
Un invasione che sta provocando la devastazione di campi ed orti, dato che le limacce sono famose per la loro famelicità e per la loro rapita e notevole prolificità.
Ma anche per il fatto che hanno una dieta molto varia, in pratica, mangiano di tutto dai fagioli ai pomodori, dalle insalate alle zucche, dai cetrioli alle cipolle
Qualche coltivatore si è arreso, dopo aver visto centinaia di piantine di fagiolo divorate in pochi giorni, qualche altro non demorde, passando ore in orto raccogliendo svariati chilogrammi di limacce, di varie forme e colori, alla volta

Ma cosa si può fare contro questo vero e proprio flagello?
Crediamo che non ci sia una soluzione unica e risolutiva, ma che sia indispensabile adottare una serie di accortezze e pratiche per evitare che le limacce ci divorino tutto
In primis la raccolta manuale, da effettuare alla sera, alla mattina o dopo una delle frequenti piogge. Raccolta che puo' essere agevolata mettendo in campo o orto tavolette di legno, o pezzi di plastica dove le limacce si rifugiano e dove è più facile catturarle.
Molto usate anche le esche. Noi consigliamo l'uso di quelle a base di fosfato ferrico (es FERRAMOL consentito in
agricoltura biologica) e non quelle a base di metaldeide (velenoso per cani, gatti, ricci e molti altri animali..il metaldeide è un composto arsenicato e non ha antidoto).
Il Ferramol (fosfato ferrico) fa perdere del tutto l’istinto della fame e la limaccia s’interra per morire. Mentre le esche non ingerite dalle lumache arricchisce il terreno, fertilizzandolo.
Per ostacolare il “cammino” delle limacce si possono anche fare delle barriere naturali con cenere di legna, fondi di caffè, gusci d'uovo sminuzzati e segatura o farina Rimedio spesso vanificato dalle frequenti piogge. Qualcuno inizia anche a ricorrere a delle barriere anti-limaccia (per lo più di lamiera zincata) per recintare il proprio orto.

Altro espediente molto usato quello dell'interrare un contenitore ( a filo) nel quale viene versata della birra. La limaccia è attratta da essa,vi precipitata e annega.
Molto utile ed efficace anche proteggere le piantine con un filo di rame.
C'è poi chi ricorre alle tecniche biodinamiche che prevedono l'incenerimento delle limacce, la dinamizzazione delle ceneri e la loro irrorazione o all'uso di macerati di peperoncino, timo, assenzio.
Non vanno poi dimenticati gli amici dell’orto: bisce, ricci, coleotteri carabidi e rospi.Ma anche i volatili di bassa corte ne fanno scorpacciate soprattutto faraone e anatre.

Anche dinanzi a un flagello e a una devastazione così enorme crediamo che sia importante non arrendersi e cercare di attuare una strategia molto varia cercando di modificare tecniche di coltivazione e pratiche colturali a questa emergenza.
Noi ad esempio stiamo ripensando l'uso sistematico dei cumuli e della pacciamatura, usandolo solo quando le piantine sono ormai di una certa dimensione
Crediamo sia molto utile il confronto e la condivisione, la sperimentazione e la pratica.

E' anche per questo motivo che approfondiremo questa questione in un incontro che si terrà sabato prossimo 
(7 giugno dalle ore 21) presso la pro loco di Soranzen (Cesiomaggiore BL).
In quell'occasione parleremo anche di di sementi antiche (ci sarà anche la possibilità di ricevere qualche seme di varietà antica e locale) e tecniche di coltivazione sane e sostenibili

martedì 6 maggio 2014

SEMINA CLANDESTINE DI MAIS OGM??


MONITORIAMO I CAMPI DI MAIS ALLA RICERCA DEI FAMIGERATI OGM
 
A fine aprile il TAR del Lazio, respingendo un ricorso di un agricoltore friulano presentato contro il decreto
interministeriale che proibisce la semina di mais MON810 (modificato geneticamente) ha sancito il divieto di semine OGM in Italia. Una sentenza che è stata preceduta da mesi di forti mobilitazioni, azioni, iniziative.. da un forte dissenso verso i prodotti geneticamente modificati, avversati da oltre il 70% degli italiani

Una sentenza che ci fa sicuramente piacere, ma che non ci tranquillizza affatto.
Sia perchè nel 2013, pur in presenza del decreto interministeriale, qualcuno ha seminato coltivato e raccolto mais OGM (provocando una contaminazione certificata dal Corpo forestale dello Stato), Ma anche perchè sono tante, troppe le voci di un tentativo in atto di “semine clandestine” di mais OGM.
Semine motivate in primis di una notevole ignoranza da parte di taluni agricoltori convinti che il mais OGM sia più produttivo ed eviti il rischio aflatossine, ma anche da una strategia di “contaminazione diffusa” che renderebbe impossibile la determinazione di zone OGM FREE

Molte le voci che si inseguono anche qui nel bellunese. Da qui la decisione di concretizzare un azione forte e decisa di monitoraggio ambientale
Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, oltre a proseguire nella campagna di informazione e sensibilizzazione “cibo sano per tutti – zero OGM” con volantinaggi, appuntamenti informativi e serate.. stiamo costruendo, assieme ad altri gruppi ed associazioni, un azione tesa ad individuare semina di mais OGM anche nella nostra zona

Il tutto si concretizzerà con il prelievo di almeno una decina di campioni di piante di mais che faremo analizzare per capire se qualcuno ha “barato”
Ovviamente se qualche campione si rivelasse geneticamente modificato segnaleremo il tutto agli organi preposti, affinchè si proceda alla bonifica e alla forte sanzione prevista
(La spesa prevista per ogni analisi è di circa 50 euro)

Con l'occasione lanciamo un forte appello a tutte quelle realtà, bellunesi, venete, nazionali affinchè costruiscano con noi o ci affianchino in questa iniziativa che riteniamo vitale per evitare una contaminazione che sarebbe irreversibile. Una contaminazione che minaccerebbe inesorabilmente il nostro patrimonio di biodiversità e tipicità, vero punto di forza per la nostra agricoltura di domani


Non possiamo non ricordare che la sentenza del TAR del Lazio, che ha ribadito il divieto di semine OGM in Italia. Afferma che:
..Quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi”.

Un “principio di precauzione” che sarebbe molto bene che Sindaci, Amministratori, politici tenessero ben presente sia quando autorizzano (e finanziano ampiamente) impianti di viti e mele ad alto impatto ambientale o quando irrorano bordi strada, parchi e magari anche accessi di case private con diserbanti Sopratutto col famigerato glyphosate di cui esiste una notevole documentazione che ne attesa la pericolosità