giovedì 13 marzo 2014

LA VITA NON E' UN GIOCO D' AZZARDO.. NON LASCIAMOLI GIOCARE CON LA VITA


LA VITA NON E' UN GIOCOD'AZZARDO
NON LASCIAMOLI GIOCARE CON LA VITA!

 Alla base della vita degli esseri eterotrofi, quali siamo, c’è l’aria. Pochi minuti senz’aria e si muore, poi viene l’acqua: pochi giorni senz’acqua e si muore. Terzo fattore determinante per la nostra vita di esseri eterotrofi è il cibo: alcune decine di giorni senza e si muore. Si muore e ci si ammala anche se uno o più di questi elementi è contaminato, avvelenato. Questi tre fattori dovrebbero avere una valenza assoluta essere cioè considerati un bene certo, egualitario, non discutibile, un BENE COMUNE.

Nel mondo attuale, nonostante l’incipienza di tecnologie e comunicazione, in alcune zone del pianeta si muore ancora di sete e di fame e paradossalmente in altre parti del mondo si muore per un eccessivo consumo di cibo. Si riesce a mettere in comunicazione ogni angolo del pianeta in tempo reale ma non si “vuole” distribuire elementi vitali come acqua e cibo in maniera equa.

Soprattutto non si riesce a determinare un modello produttivo agricolo che permetta ai popoli di nutrirsi in autosufficienza (SOVRANITÀ ALIMENTARE). Circa l’80% delle coltivazioni mondiali è sfruttato per produzioni industriali destinate principalmente all’allevamento (zootecnia). Questo squilibrio è strettamente legato a una dieta iperproteica che è sempre più spinta nelle società industrializzate, ad esempio il consumo di carne in Germania supera gli 80 kg pro-capite annui !!!

Uno scompenso che è reso possibile da più fattori: il primo è l’assistenzialismo statale (CONTRIBUTI) che caratterizza l’agricoltura negli stati occidentali. Questo assistenzialismo crea una sperequazione a livello mondiale nella determinazione dei prezzi dei prodotti agricoli. Per assurdo un kg di carne di pollo può costare meno di un 1 kg di zucchine.

Il secondo fattore è l’ipersfruttamento dei suoli che avviene con il modello di produzione intensiva basato sulla monocultura. Si pratica la coltivazione di pochissime specie, generalmente sono ibride o OGM supportate da un massiccio uso di input chimici. Negli ultimi vent’anni l’uso di concimi chimici minerali è aumentato di 8 volte mentre le rese sono aumentate solo del 2%. Tutto ciò a scapito della fertilità dei suoli e della biodiversità. In Pianura Padana la quantità di humus o parte fertile è scesa dal 2,5% allo 0.8%. Sotto l’1% si è a rischio desertificazione!

Un altro, e non ultimo per importanza, elemento determinante è legato al fenomeno della globalizzazione che ha prodotto una nuova forma di colonialismo da parte di stati capitalisti, soprattutto in Africa ed in America Latina, dove assistiamo
all’accaparramento delle terre (land grabbing) da parte del capitale mondiale, in Africa un ettaro di terra può valere anche solo un euro. Queste terre “espropriate” ai contadini vengono completamente disboscate e avviate alla produzione speculativa completamente destinata all’esportazione. Questo permette alla parte del mondo più consumista di avere derrate per sostenere la zootecnia e determina l’impoverimento di chi povero lo è già. Nel momento in cui si passa da un’agricoltura di sussistenza a un’agricoltura di produzione speculativa avviene la perdita di biodiversità dovuta all’abbandono di migliaia di specie tradizionali in favore delle monoculture.

Di queste problematiche sono ben consce istituzioni mondiali quali ONU e FAO che da anni lanciano segnali di allarme contrastati purtroppo da organizzazioni come il WTO che con la falsa giustificazione del libero-mercato impone sempre più questo modello speculativo che arricchisce i soliti noti (multinazionali) e affama i popoli dei paesi impoveriti.

Un problema cruciale è il libero accesso ai semi. Il seme è, assieme all’acqua e al suolo, parte fondamentale nella produzione agricola, ed è proprio sul controllo del seme che si sta GIOCANDO D’AZZARDO!

Prima, con l’imposizione di poche specie ibride, quindi non replicabili dal coltivatore (rivoluzione verde) ora, con quello che potremmo definire l’hybris transgenico (OGM) cioè piante che non solo non sono generalmente replicabili (tecnologie terminator) ma che contengono al loro interno una proteina identificabile (marcatore) e riconoscibile che consente alle multinazionali brevettartici del seme di rivendicarne la proprietà assoluta. In questo modo i marcatori permettono alle multinazionali proprietarie del brevetto di intentare cause anche in caso di contaminazione a colture convenzionali confinanti attraverso il polline di piante transgeniche rivendicandone i diritti (royalities – caso Monsanto Canola). Quindi non solo si è permesso di brevettare la vita ma si è anche tutelato chi con l’OGM contamina gli altri tutto questo a difesa di una tecnologia fortemente discutibile e pericolosa.

L’azzardo che avviene attraverso l’immissione forzata di geni di una specie in un’altra specie dà origine ad un prodotto transgenico, non riscontrabile in natura. È una forzatura i cui effetti secondari non sono ancora ben definiti ma che è stata ideata, voluta sicuramente per la creazione di un monopolio.
Anche a livello europeo, dopo l’introduzione del registro sementifero, si è messo fuori legge chi commercializza semi non iscritti al registro (sentenza Kokopelli). Per assurdo invece chi coltiva OGM viene tutelato e difeso dalle forze dell’ordine nonostante la proibizione della coltivazione (caso Fidenato che a Vivaro –PN- ha coltivato e raccolto nel 2013 per la prima volta in Italia il mais MON 810 della Monsanto). Come se non bastasse la commissione europea ha proposto una direttiva nella quale si persegue non solo chi commercializza ma addirittura chi scambia o dona questi semi non iscrivibili per le loro caratteristiche al suddetto registro. In sostanza si mettono fuori legge specie e varietà coltivate da sempre e inserite in una tradizione e si ammette invece la coltivazione di OGM di cui praticamente non si sa niente.

Ci propongono la tecnologia transgenica come risolutrice della fame nel mondo quando avviene l’esatto contrario e non si affrontano con la dovuta serietà quelle scelte che potrebbero garantire
CIBO SANO PER TUTTI.

Per capovolgere questa situazione alcuni punti sono incontestabili e improcrastinabili:

PORRE FINE ALLA CULTURA DELLO SPRECO:

Nei paesi industrializzati circa il 60% del cibo utilizzato si spreca nelle varie fasi della filiera alimentare: produzione–commercializzazione-consumo.



RIVEDERE LA NOSTRA DIETA E IL NOSTRO STILE DI VITA:

Nella zootecnia, che è al vertice della scala alimentare, vengono utilizzate da 5 a 10 proteine vegetali (cereali) per la produzione di 1 sola proteina animale. Quindi una riduzione del consumo di proteine animali aumenterebbe notevolmente la quantità di cibo disponibile. Inoltre la zootecnia è responsabile del 15/20% delle emissioni di gas ad effetto serra.

FAVORIRE QUELLE PRODUZIONI CHE GUARDANO AD UN CONCETTO DI AGRICOLTURA DI CONSERVAZIONE: Considerando che gli input utilizzati nell’agricoltura chimico-intensiva sono di origine non rinnovabile (fonti fossili) in futuro non più disponibili e che di fatto la stessa agricoltura ha sfruttato la fertilità del suolo costituita nei millenni, non possiamo che guardare a quelle forme di produzione che mettono come prioritario il mantenimento o l’aumento della fertilità del suolo nel loro modello produttivo. Ed è a questo dovrebbe guardare la ricerca!

PRATICARE L’AGRICOLTURA FAMILIARE:

Il 2014 è stato dichiarato l’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare (FAO), questo modello –detto anche di sussistenza- è il più adatto al mantenimento di
una biodiversità coltivata e non. E favorisce la creazione di biotipi, particolari nicchie per una rinascita ecologica del sistema terra.

Si è qui cercato di dare il quadro di una situazione illimitatamente complessa, fatta di leggi, direttive, accordi nazionali ed internazionali; ma fatta anche di manipolazione dell’informazione che attraverso la banalizzazione ci fa credere tutto bello e possibile. Di fatto ci troviamo a vivere uno stato di sudditanza nei confronti delle multinazionali che vorrebbero monopolizzare la vita sul pianeta solamente per perseguire la perversione dell’ ACCUMULO INFINITO.



PER UN MONDO LIBERO

LIBERI COLTIVATORI

E LIBERI CONSUMATORI

Per approfondimenti:


http://www.navdanyainternational.it/attachments/article/245/SEME.pdf “La Legge del Seme” documento redatto da un gruppo di lavoro composto da avvocati e scienziati, maggiori esperti nei loro rispettivi campi, e membri della Commissione Internazionale sul Futuro del Cibo e dell’Agricoltura che si è tenuto a Navdanya International a Firenze nel mese di febbraio 2013.

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