lunedì 27 gennaio 2014

1 FEBBRAIO - ZERO OGM - CIBO SANO PER TUTTI


1 FEBBRAIO 2014 - 
"CIBO SANO PER TUTTI" - ZERO OGM
giornata a favore della BIODIVERSITA', del CIBO SANO e SICURO.. della TRASPARENZA.. del COLTIVARE SANO e SOSTENIBILE..

..PER DIRE NO AGLI OGM !!!!

una giornata per far sentire la nostra voce e ribadire con forza la nostra ferma opposizione agli OGM (organismi geneticamente modificati), per chiedere il DIVIETO assoluto di semine di OGM (piante in cui è stato inserito in modo innaturale DNA di insetti, batteri ecc..)

E' VITALE AGIRE SUBITO per difendere la biodiversità, la salute, il cibo sano, la fertilità
Come già annunciato da tempo sabato 1 febbraio prenderà avvio la campagna “ZERO OGM – CIBO SANO PER TUTTI” Un iniziativa promosso da una moltitudine di associazioni, gruppi, realtà locali e singoli cittadini che vogliono far sentire la propria voce, vogliono squarciare l'assordante silenzio che avvolge la questione OGM e desiderano informare creare consapevolezza su un tema che è centrale non solo per la nostra agricoltura ma anche per ambiente, salute, biodiversità

Il 1 febbraio chiunque può partecipare alle iniziative che verranno organizzate in ogni provincia veneta (e in altre zone d' Italia), ma anche auto organizzare un momento di informazione e denuncia. Magari stampando un dei volantini che metteremo on line e diffondendolo nel suo paese. Ma anche spedendo mail o lettere a giornali e politici, usando i social media, il passaparola, dando libero sfogo alla sua creatività

CHIEDEREMO INOLTRE A TUTTE LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI LÌADDOZIONE DI UNA DELIBERA CHE DICHIARI IL COMUNE ANTI TRANSEGNICO (e a favore della biodivesità) Per chi la richiedesse è disponibile a breve una bozza di delibera

INVITIAMO TUTTE E TUTTI A PARTECIPARE A QUESTA INIZIATIVA, DA COSTRUIRE ASSIEME!!

Gli appuntamenti che sono già stati fissati o sono in fase organizzativa, sono i seguenti: 

Belluno:vista la situazione che sta vivendo la prov di belluno e le pessime condizioni meteo abbiamo deciso di dospendere i due banchetti a Belluno e Feltre (che veranno riproposti in altra data) e fare un volantinaggio e diffusione di materiale
(contatto: coltivarcondividendo@gmail.com)
- Rovigo: il 1° febbraio volantinaggio davanti al supermercato coop (contatto: stellinaunica@libero.it)PROVINCIA DI PADOVA:
Padova: il 1° febbraio e tutte le settimane successive partendo dal 25 gennaio, volantinaggio davanti all'interspar dell'Arcella, dell'eurospar di via Palestro, e davanti a un altro supermercato (contatto: anneiris.romens@gmail.com)Battaglia (Pd): il 1° febbraio e tutte le settimane successive, volantinaggio davanti a un supermercato da definire (contatto: Orlando - 0499115579)PROVINCIA DI VENEZIA:
Mestre (Ve): il 1° febbraio, volantinaggio davanti al Valecenter al mattino e Auchan al pomeriggio (contatto: Mario - 3383517099 e Nica - 3482252444)
Mestre (Ve): il 1° febbraio, volantinaggio da definire (Andrea – 3471855625)

Marghera (VE) mercato
MIRA (Ve) volantinaggio presos il supermercato lando (organizzato da Comitato Opzione Zero e il Movimento Mira 2030)
Mestre (Ve) volantinaggio in via Allegri a Mestre, una via centrale e trafficata, dove siamo come mercato biologico solidale AEres



PROVINCIA DI TREVISO:
Mogliano (Tv): il 1° febbraio, volantinaggio davanti alla coop (contatto: Nicoletta - 3391610100)Castelfranco (Tv), Piove di Sacco (Pd), Santa Maria di Sala: il 1° febbraio, volantinaggio davanti alla coop (contatto: giuly.gio@teletu.it)Olmi (Tv): volantinaggio da definire
Farra di Soligo TV infoPoint nella nostra cantina Perlage - Via Cal del muner 16 31010 Farra di Soligo TV (orari dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00
PROVINCIA DI VICENZA:  
Vicenza (Vi): il 1° febbraio, volantinaggio davanti a un supermercato da definire (contatto: Franco – 3343201392)
Marostica (VI) volantinaggio in piazza a Marostica dalle 9:30 alle 16:00
Vicenza  piazza Mateotti
Bassano del Grappa (in definizione)

PROVINCIA DI VERONA
Mercato pzza Isolo / azienda agricola Cà Magre di Isola Della scala (Vr)
la Cooperativa Primavera volantina in vari mercati

Torino.. nell'ambito dell'iniziativa di ASII Piemonte UNA BABELE DI SEMI spazio informativo domenica 2 febbraio
Milano .. (in organizzazione)

E INOLTRE:
Camper "zero ogm per un cibo sano per tutti" camper itinerante per i mercati di Treviso, Padova e Venezia

TUTTI COLORO CHE DESIDERANO O STANNO ORGANIZZANDO ALTRI MOMENTI DI VOLANTINAGGIO, INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE SONO PREGATI DI INFORMARCI O CHIEDERE INFORMAZIONI O UN AIUTO

ECCO DEI VOLANTINI DA SCARICARE.. STAMPARE.. DIFFONDERE A DISPOSIZIONE DI TUTTI!!

ED ECCO UN ALTRO VOLANTINO REALIZZATO DAL GRUPPO COLTIVARE CONDIVIDENDO



DI SEGUITO UN INTERESSANTE SCRITTO SULLA QUESTIONE OGM PUBBLICATO SU ECOMAGAZINE

Dagli Stati Uniti all’Italia, passando per l’India e il Messico. Una storia degli Ogm tutta da raccontare

di Maria Fiano – Metà degli anni ’90, Stati Uniti. Viene coltivata per la prima volta la soia Roundup Ready, modificata geneticamente dalla Monsanto. E’ il 1996 e, secondo la Monsanto, si tratta della prima coltivazione ogm ad essere autorizzata. Cos’ha di speciale questa soia “Pronta per il Roundup”? Grazie ad un gene opportunamente selezionato e introdotto nelle sue cellule questa soia  produce una proteina che permette alla pianta di resistere al Roundup, un potente erbicida ad ampio spettro molto diffuso tra grandi e piccoli agricoltori, prodotto anch’esso dalla Monsanto.  Quando questo potente erbicida viene spruzzato sui campi, muore tutto, tranne la soia transgenica.
E’ la promessa di un futuro di cibo, salute e speranza, come propaganda la stessa Monsanto alla fine degli anni ’90. Una promessa annunciata. Facciamo un passo indietro.
Sempre negli Stati Uniti, 1992. La Food and Drug Administration, l’ente americano per il controllo di alimenti e farmaci, ammette il principio della equivalenza sostanziale:  non esiste alcuna differenza tra prodotti transgenici e convenzionali. Questo principio garantisce agli ogm una facile immissione nel mercato americano.
Così 10 anni dopo, sempre negli Stati Uniti. Il 90% della soia immessa nel mercato è transgenica. Il 70% degli alimenti venduti contiene ogm. E non c’è nessuna etichetta che segnali la presenza di ogm.
Guardiamo più da vicino le grandi promesse della rivoluzione transgenica: 1. Meno erbicidi. 2. Migliore qualità e massimo rendimento delle piante. 3. Nessun pericolo per la salute. 4. Nessun pericolo di contaminazione con coltivazioni convenzionali o biologiche.
Partiamo dalla prima. Ci spostiamo in India, 2001. Il governo autorizza le coltivazioni transgeniche, Viene così introdotto il Bollgard un cotone BT  modificato per produrre un insetticida contro un parassita della pianta. Gli obiettivi sono seducenti: ridurre del 78% l’uso dei pesticidi. Aumentare il rendimento del 30%. I dati comparativi raccolti anno dopo anno non confermano le promesse tanto attese. Il parassita resiste costringendo gli agricoltori a ricorrere di nuovo agli erbicidi. L’uso di sostanze chimiche, generalizzato (e non “quando serve”) produce, infatti, parassiti sempre più resistenti. Inoltre nel 2006 una malattia che colpisce le coltivazioni transgeniche, la Rizhoctonia, distrugge i raccolti.
Qualità e rendimento. Ad oggi esistono due tipi di ogm: quelli resistenti agli erbicidi (come la soia Roundup Ready) e quelli resistenti ai parassiti (come il cotone BT). Gli ogm resistenti agli erbicidi appartengono alle stesse aziende che producono gli erbicidi stessi. La stessa azienda vende sementi e erbicidi.  Entrambi brevettati. Nel mondo sono solo 4 le colture ogm (soia, mais, cotone e colza che rappresentano il 95% delle colture transgeniche). Solo 2 i caratteri geneticamente indotti che hanno acquisito importanza dal punto di vista commerciale. Le piante gm non hanno raggiunto le promesse tanto attese.
Salute. Scozia, 1998. Prima di introdurre coltivazioni transgeniche in Gran Bretagna un importante istituto di ricerca analizza gli effetti dell’introduzione di un gene di una proteina insetticida, la lectina, nelle cellule delle patate. I topi sottoposti a sperimentazione trattano le patate transgeniche come corpi estranei. L’esito della ricerca, opportunamente pubblicato, evidenzia che il problema non è il gene in sè ma la modificazione della cellula che può avere effetti non attesi e non prevedibili. Ancora. Australia, 2005. Alcuni ricercatori vogliono rendere i piselli più resistenti agli attacchi di un parassita. Inseriscono così nelle sue cellule un gene presente nel fagiolo. I topi nutriti con i piselli così modificati sviluppano infiammazioni e allergie. La sperimentazione viene interrotta.
Contaminazione. Messico, regione di Oaxaca, 2001. Le analisi effettuate su diversi campioni di mais convenzionale rivelano tracce di dna transgenico proveniente dal mais ogm degli Stati Uniti. L’incrocio del mais transgenico con quello locale non è controllabile, in quanto avviene attraverso i pollini.
Veniamo a noi. Italia, provincia di Pordenone, località Vivaro. Siamo nell’estate del 2013. L’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato coltiva (per la seconda volta) nei suoi terreni mais Mon810, transgenico. Un mese dopo  i ministri delle Politiche agricole (Nunzia De Girolamo), dell’Ambiente (Andrea Orlando) e della Salute (Beatrice Lorenzin) firmano un decreto che vieta la coltivazione del mais Mon810 in Italia.
L’Italia, a dispetto di questo decreto, non è un paese ogm free: innanzitutto perché non può  limitare le importazioni che sono autorizzate dalla Unione Europea; in secondo luogo perché la parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani (non biologici) sono costituiti da soia e mais geneticamente modificati importati da Stati Uniti, Canda e America Latina.
Il rischio più grosso che si sta correndo è quello della “coesistenza” (già espresso nella Raccomandazione della Commissione 2003/556/CE) che apre sulla possibilità di coltivare piante gm nei Paesi dell’Unione Europea. Il pericolo non è solo legato alla contaminazione transgenica ma anche e soprattutto alle conseguenze dei trattamenti erbicidi applicati alle colture ogm.
Ma c’è un’altra storia da raccontare che ha a che fare con la brevettabilità del vivente. Attraverso gli ogm le aziende biotecnologiche stanno mettendo mano sulla riproduzione riuscendo a brevettare un gene o un pezzo di dna. Controllare la riproduzione significa controllare l’alimentazione, La storia degli ogm è una storia lunga che parla di minaccia alla biodiversità e alla sovranità alimentare.  E’ una storia che parla di noi e che ha bisogno di noi per essere raccontata, diffusa e fermata.
Strasburgo. 16 gennaio 2014. Il parlamento europeo vota una risoluzione con cui chiede al Consiglio dell’UE di non autorizzare la coltivazione del mais transgenico Pioneer 1507 modificato per produrre una tossina pesticida e resistente all’erbicida Glufosinato Ammonio, sollecitando lo stesso Consiglio UE, che dovrà esprimersi sul Pioneer 1507 il prossimo 8 febbraio, “a non proporre o rinnovare le autorizzazioni di qualsiasi varietà ogm fino a quando non siano stati migliorati i metodi di valutazione del rischio”.
Italia: Veneto e Friuli. 1 febbraio 2014. “Cibo sano per tutti” una giornata di informazione, sensibilizzazione, di protesta contro gli ogm, per difendere la biodiversità. C’è bisogno di tutti noi.
Vai all’appello del 1 febbraio con il calendario delle iniziative: http://coltivarcondividendo.blogspot.it/2014/01/1-febbraio-contro-gli-ogm-abbiamo.html

 

2 commenti:

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  2. GRAZIE PER QUESTO BELLISSIMO SCRITTO
    http://comune-info.net/2014/01/paolo/

    Il nome è già il programma: Coltivare Condividendo. Sono un gruppo di agricoltori biologici nato nella provincia di Belluno che da qualche anno girano le piazze dei paesi esponendo semi e prodotti di antiche cultivar. (www.coltivarcondividendo.blogspot.com). La loro missione è salvare la biodiversità, la fertilità dei suoli, le tradizioni e il paesaggio agricolo. Lo fanno con la zappa: promuovono la conservazione e lo scambio di semi, li donano a chi vuole “adottarli” e riprodurli, aiutano quanti iniziano un lavoro nel campo, nel frutteto, nell’orto anche solo ad uso di sussistenza, si scambiano informazioni, saperi, buone pratiche.

    Ormai sono più di centoventi i coltivatori coinvolti in una rete di relazioni che si allarga nelle provincie vicine. Per fare un esempio, hanno scovato e selezionato più di quaranta varietà di fagioli e cento di mele. Sapori, profumi e tempi di maturazione diversi per diversi tipi di terreni e di esposizioni, oltre che di palati! Uno slogan spiega la loro filosofia: “I semi non sono delle multinazionali sementiere, non sono dei governi, non sono nemmeno dei contadini. I semi sono dei bambini”. Per essere più chiari, Tiziano, uno degli iniziatori del gruppo, ci dice: “Il futuro è nella salubrità dell’ambiente e del cibo”. Un modello di agricoltura che funziona e piace (il biologico è l’unico comparto produttivo in crescita occupazionale) ma deve difendersi dalla violenta invasione della agricoltura industrializzata che desertifica i suoli, espelle le aziende familiari, inquina, distrugge la tipicità dei luoghi oltre che quella delle piante, provoca quello “spaesamento culturale” di cui si dispiaceva il poeta Andrea Zanzotto.

    Inevitabile, quindi, l’impegno contro il pericolo che viene dall’introduzione di sementi (per ora solo il mais della Monsanto) geneticamente modificate che hanno iniziato a “coltivare” in Friuli. Sabato 1 febbraio sarà mobilitazione generale in tutto il Triveneto assieme ad Altra Agricoltura, Civiltà Contadina, European Consumers, Aiab, cooperative come El Tamiso, Gruppi di acquisto solidale come Biorekk, associazioni ambientaliste e per la Decrescita. Denunciano le assurde politiche dell’Unione europea che, in nome di un malintesa libertà, autorizza le aziende a seminare Ogm (che poi contaminano per impollinazione le coltivazioni vicine), concede brevetti sull’uso di semi ibridati alle multinazionali (è già capitato ad un broccolo e ad un peperone), ma impedisce con normative capestro l’uso e la commercializzazione dei semi che i contadini si producono in proprio.

    Si fronteggiano due concezioni del mondo che interessano anche i cittadini consumatori: l’agricoltura rurale, integrata, ecosistemica e l’agroindustria controllata da cinque companies che trasformano gli agricoltori in salariati agricoli, riducono le varietà vegetali, omologano il paesaggio.

    * Paolo Cacciari (paolo.cacciari_49@libero.it)

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