lunedì 4 febbraio 2013

PARTENZA COL BOTTO DELLA PETIZIONE ANTI OGM

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PARTENZA CON IL BOTTO PER LA PETIZIONE ANTI OGM

Domenica 3 febbraio si è tenuta a Lentiai una partecipatissima iniziativa organizzata dal Gruppo Coltivare Condividendo.
Cuore dell'evento una lezione del tecnico di campo Mauro Flora sulle tecniche di coltivazione dolci e naturali. Una serie di accorgimenti e suggerimenti su come coltivare il proprio campo e l'orto senza utilizzare prodotti chimici di sintesi, diserbanti ma ricorrendo a prodotti naturali, di facile reperimento. Al fine di ottenere dei prodotti sani, salubri e aumentando la fertilità della nostra terra Una lezione che avrà un seguito meno teorico e molto più pratico, dato che in primavera verrà riproposta la giornata “mani sporche” in cui tutti potranno partecipare alla realizzazione di un orto, seguendo i consigli e i suggerimenti del tecnico

Molto l' interesse suscitato anche dal resoconto dei due progetti inerenti il recupero (la riproduzione e lo scambio) delle sementi antiche bellunesi e degli “orti a vista”, iniziative che stanno avendo sempre maggiori adesioni ed estimatori

In una giornata in cui si parlava di coltivare la terra in modo sano e sostenibile, di sementi antiche, di fertilità del suolo e di vivere in sinergia con l'ambiente e l'eco sistema, non potevamo non ribadire una nostra forte preoccupazione.
Quella legata al “pericolo OGM”.. anche per la nostra Provincia.Infatti, grazie a una fortissima pressione svolta dalle multinazionali sementiere sugli organi del parlamento Europeo, si è di fatto giunti a un “via libera” alla coltivazione di alcune varietà di Organismi Geneticamente Modificati (le famigerate sementi Frankenstein) anche in quelle Nazioni in cui erano banditi
Diversi Paesi europei (Francia, Lussemburgo, Austria, Germania, Polonia, Bulgaria, Grecia e Ungheria..ma anche Svizzera ecc..) hanno adottato la cosidetta “clausola di salvaguardiache blocca questa “liberalizzazione” voluta dalla CE e di fatto vieta ogni coltura di OGM
Purtroppo in Italia tutto ciò non è stato fatto, ma, cosa assai grave, (nonostante si sia in piena campagna elettorale) di questa questione non si parla affatto

Abbiamo pertanto deciso di predisporre una petizione al fine di chiedere al Ministro dell'Agricoltura che anche l'Italia adotti (quanto prima) la “clausola di salvaguardia, che sancisca quindi una moratoria alla coltivazione degli OGM

Come più volte ribadito siamo contrari alle coltivazioni OGM sia perchè tali sementi sono la negazione della libertà di auto riprodursi la semente e quindi di essere autonomi dalle multinazionali sementiere (infatti le sementi OGM devono essere ogni anni riacquistate ed essendo brevettate restano di proprietà della multinazionale, che potrebbe anche decidere di scegliere se darti o meno questa o quella semente), ma anche perchè non vi è nessuna certezza che tali coltivazioni non siano pericolose per la salute e per l'ambiente. Di sicuro c'è l' incompatibilità tra coltivazioni biologiche, tradizionali e coltivazioni OGM a causa del “rischio contaminazione” E' la stessa Bayer che ammette limpidamente “la contaminazione da Ogm è un processo fuori controllo” Rischiamo quindi che il nostro patrimonio di biodiversità locale coltivata, che i nostri mais tipici e locali, nel volgere di pochi anni spariscano.

Una preoccupazione condivisa dalle moltissime persone presenti alla giornata. Infatti, in circa 200 hanno sottoscritto la petizione proposta

Invitiamo pertanto tutti coloro che desiderano partecipare a questa nostra iniziativa, a questa richiesta di adozione della “clausola di salvaguardia” di richiederci o di scaricare la petizione postata qui sotto. Di firmarla e farla firmare per poi o restituircela o inviarla al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Speriamo che tale iniziativa contribuisca anche ad avviare un dibattito sulla questione OGM ma anche sul futuro di questa nostra Terra. Per la quale in tantissimi auspicano un futuro sostenibile, biologico, con una sinergia importante tra agricoltura, ruralità, ecoturismo, sostenibilità.. ma che rischia invece, per appagare il profitto di pochi, di perdere quelle tipicità che la rendono unica.
Troppo spesso alla salute, alla qualità della vita, all'ambiente, al paesaggio, alle relazioni, alla sicurezza si è anteposto il “profitto” e la “massima resa” (e ad affermare ciò non è un associazione ambientalista o una confraternita No Global ma l' Agenzia Europea dell' Ambiente – Eea- cliccare qui per leggere l'articolo correlato ) .. noi.. e crediamo molti altri.. non siamo più disposti a sacrificare tutto ciò per il profitto di pochi..


SCARICA FIRMA E DIFFONDI LA PETIZIONE PER RICHIEDERE LA IMMEDIATA ADOZIONE DELLA "CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA"
 

5 commenti:

  1. C'è qualche punto di raccolta delle Firme?
    Basta scaricare la petizione sopra riportata e firmarla o servono anche i dati anagrafici eventualmente inviarvela a quale indirizzo?

    Grazie

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  2. a brevissimo segnaleremo i punti di raccolta firme..
    si puo' stampare la petizione e sul retro del foglio indicare:
    nome- cognome - indirizzo - città e firma

    Puo' essere recapitata a noi o spedita al Ministero a Roma

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  3. riportiamo di seguito uno scritto dei contadini messicani che stanno lottando contro il masi transgenico...

    ci sentiamo di adottare lo stesso nome anche per la nostra lotta...

    2013 - Anno della resistenza contro il mais transgenico e in difesa del mais nativo, della vita e dell’autonomia dei popoli del mais

    di Silvia Ribeiro

    Joel Aquino, dirigente indigeno zapoteco dell’organizzazione di Oaxaca Uken ke uken (rendere possibile l’impossibile) aveva lanciato l’allarme con chiarezza: tentano di fare ora quello che non sono riusciti a fare in cinquecento anni. La nuova colonizzazione punta diritto sul mais, il nutrimento e il cemento culturale dei popoli mesoamericani. La guida il nuovo gover no messicano. Contadini, indigeni e studenti difendono il cereale su cui si sono fondate la civiltà dei Maya, degli Incas e degli Aztechi

    Di fronte alla prospettiva imminente dell’autorizzazione governativa a seminare milioni di ettari di mais transgenico in Messico, diverse reti e collettivi di Oaxaca hanno dichiarato il 2013 «Anno della resistenza contro il mais transgenico e in difesa del mais nativo, della vita e dell’autonomia dei popoli del mais». È in gioco il più importante patrimonio genetico dei Mesoamericani, la base dell’autonomia dei popoli e della sovranità alimentare e uno dei principali cereali del nutrimento globale. Tutto sembra favorire il lucro di quattro imprese transnazionali, con gravi rischi per la salute e per l’ambiente.

    La Rete per la difesa del Mais ha assunto questo appello nella sua prima assemblea nazionale del 2013. Organizzazioni contadine, urbani e studentesche, come #YoSoy132 Ambiental. La Rete per la difesa del Mais, composta da 1200 comunità indigene e contadine insieme a decine di organizzazioni comunitarie e della società civile, ha ricordato che la vera moratoria sul mais transgenico è quella che hanno mantenuto le comunità seminando i loro mais e difendendosi dall’ingresso di semi che non conoscono, sia attraverso programmi di governo sia di altri. Gli agricoltori del nord del Messico sono gentilmente invitati a discutere con la Rete degli effetti del mais transgenico e del perché sarebbe negativo per loro.

    Trenta contadini dell’Unión Nacional de Organizaciones Rurales Campesinas Autónomas (Unorca) e della Via Campesina hanno cominciato il 23 di gennaio uno sciopero della fame contro il transgenico e in difesa del mais, nell’accampamento dell’Ángel de la Independencia (Città del Messico, ndt). Di fronte all’atteggiamento molesto della polizia, Alberto Gómez, scioperante e coordinatore della Via Campesina América del Nord, ha detto: «È molto simbolico: vogliono impedire al popolo contadino di restare di fronte al monumento dell’Indipendenza, per servire i loro nuovi padroni: il neocolonialismo di Monsanto, DuPont e Pioneer».

    Le proteste contro il mais transgenico messicano continuano a crescere. Giorni fa, il governo ha ricevuto da Avaaz un appello firmato da 41.754 persone di tutto il mondo che chiede di fermare la semina di mais transgenico nel Messico, un tema di rilevanza internazionale per essere (il Messico, Ndt) centro di origine del mais. L’appello avverte che gli occhi del mondo sono puntati sul tema. Queste firme si aggiungono alle decine di migliaia consegnate precedentemente da Greenpeace e da altre organizzazioni.

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  4. 2) L’appello della Unione degli Scienziati Impegnati con la Società a cancellare tutte le semine di mais transgenico, consegnato ai governi uscente ed entrante alla fine di novembre, conta ora sul sostegno di oltre 3000 scienziati ed esperti, molti dei quali vantano prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali. È diventato un documento di riferimento, con solidi argomenti scientifici contro la liberalizzazione delle coltivazioni transgeniche nel centro di origine del mais.

    D’altra parte continuano a giungere cattive notizie sugli effetti degli Ogm sulla salute. Al tema aperto da un gruppo scientifico francese sul fatto che il mais transgenico ha causato il cancro a delle cavie, si aggiunge ora un altro studio scientifico (Podevin, N. e du Jardin, P.), consegnato all’Agenzia europea sulla sicurezza degli alimenti, che mostra come la maggioranza delle coltivazioni transgeniche approvate negli Usa (54 su 86) contenga parti di un virus che non sono state riconosciute al momento dell’approvazione e che potrebbero avere effetti negativi sulle piante, gli animali e gli esseri umani. Secondo Jeffrey Smith, esperto per gli effetti sulla salute degli Ogm, consumare alimenti derivanti da quelle coltivazioni potrebbe renderci più esposti alle infezioni virali, dall’influenza all’epatit e all’Aids. Secondo lo studio, tra gli Ogm che contengono queste componenti virali, ci sono il mais Mon810 e quello NK603 di Monsanto che ha causato il cancro nei topi e che si vuole seminare a larga scala in Messico. Lo stesso vale per la soya Ogm che pretendono di seminare in grandi aree della penisola dello Yucatan.

    Il 23 gennaio la Commissione Europea ha annunciato la sua decisione di congelare il processo di autorizzazione alle coltivazioni transgeniche nell’Unione fino alla fine del suo mandato, nel 2014, perché «le autorizzazioni di coltivazioni transgeniche avvelenano le relazioni tra la Commissione e vari Stati membri».
    Una decisione che contrasta con l’atteggiamento del governo del Messico – paese che è il centro di origine e di maggior consumo umano giornaliero del mais – che invece pensa di far seminare grandi aree con mais Ogm e lasciar continuare quelle con la soya Ogm e il virus.

    Non esistono argomentazioni valide per seminare gli Ogm: ci sono opzioni migliori e senza rischi, sia per aumentare la produzione nel paese (ammesso che sia necessario, perché il Messico ha già un’eccedenza nella produzione di mais per il consumo umano) sia per conservare la diversità e i semi nelle mani dei contadini e degli indigeni, cioè dei creatori del mais.

    Nel dicembre 2012, in una manifestazione contro il mais transgenico di fronte alla sede della Segreteria di agricoltura, allevamento, sviluppo rurale, pesca e la Rete per la Difesa del Mais, #YoSoy132 Ambiental, il Movimento urbano popolare Mup-Cnd, Giovani di fronte all’Emergenza nazionale e all’Assemblea nazionale delle vittime ambientali, hanno espresso al governo tutta la loro preoccupazione verso il mais transgenico e la richiesta di proibirlo. I funzionari hanno assicurato di voler discutere apertamente gli argomenti per i quali li si chiama ora a partecipare al dibattito pubblico «Mais transgenico in Messico» che si realizzerà nella facoltà di Scienze il 7 febbraio lle 11 nell’audotorio Alberto Barajas Celis, con la partecipazione di scienziati e movimenti sociali.

    Mentre il governo tenta di vendere una cinica «crociata contro la fame», il mais transgenico eliminerebbe per sempre la possibilità di alimentazione sana e dignitosa per i Messicani. Come ebbe a dire Joel Aquino, tentano di fare il golpe che non hanno potuto fare in cinquecento anni.

    * Silvia Ribeiro, coordinatrice del gruppo Etc in Messico è, tra le molte altre cose, una studiosa critica di nano e bio-tecnologie nonché appassionata conoscitrice di culture indigene
    Traduzione per Comune info m.c.
    Fonte: La Jornada

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  5. La Task Force per un'Italia libera dagli OGM, composta da Greenpeace e da circa trenta fra associazioni ambientaliste, di consumatori e associazioni agricole di categoria, ha inviato un appello a candidati e partiti per chiedere una volta per tutte un chiaro no alla coltivazione di OGM sul territorio nazionale.

    La richiesta indirizzata al futuro governo è una e semplice: “Chiediamo in modo chiaro e trasparente a tutti i partiti e candidati impegnati nella consultazione elettorale di esprimersi in merito alla adozione, entro sessanta giorni dalla data di formazione del Governo, della clausola di salvaguardia da notificarsi alla Commissione europea, su iniziativa dei Ministri delle Politiche agricole, alimentari e forestali, della Salute, dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, al fine di vietare ogni forma di coltivazione di OGM autorizzati a livello europeo (mais MON-810 e patata Amflora) a tutela della sicurezza del modello economico e sociale di sviluppo dell’agroalimentare italiano”.

    «Proprio questa settimana è entrato in vigore il divieto alla coltivazione di OGM anche in Polonia. Vogliamo capire chi è che sta impedendo che in Italia si faccia lo stesso, visto che molti Paesi UE hanno già bloccato le colture transgeniche» dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna OGM di Greenpeace.

    L’opposizione dei cittadini italiani ed europei alle colture OGM è tale che ieri la BASF ha annunciato l’interruzione delle procedure di autorizzazione per le sue tre patate OGM - Fortuna, Amadea e Modena - a causa della forte opposizione dei consumatori europei.

    Come si legge nell'appello: “Vi sono molte buone ragioni per continuare a dire no alla coltivazione di OGM nel nostro Paese, ma ve ne è una particolare che sfugge ai decisori politici europei, ai dirigenti delle grandi multinazionali, ai traders internazionali che sul cibo come commodity costruiscono fortune finanziarie. Questa ragione rimanda a ciò che definiremmo sovranità alimentare o, meglio, a tutto ciò che è sotteso al bene primario per eccellenza degli esseri umani e, cioè, agli alimenti. Questi beni, per loro natura, hanno una destinazione universale”.


    L’appello della Task Force NO-OGM è disponibile qui:
    http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/file/2013/Appello%20No-OGM_2013.pdf

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