domenica 9 dicembre 2012

BELLUNO..PROVINCIA BIOLOGICA..

Alla luce delle dichiarazioni del Presidente del Parco delle Dolomiti Bellunesi che auspica una "Provincia di Belluno, prima provincia BIO d'Italia"..

per leggere l'articolo del Corriere delle Alpi dedicato a tali affermazioni  cliccare qui

..e del progetto del Comune di Feltre di "distretto del biologico"..

..abbiamoritenuto opportuno fare alcune considerazioni...


Belluno la prima provincia bio d'Italia...
La proposta del Presidente del Parco delle Dolomiti bellunesi è sicuramente molto interessante. Tanto più che segue di pochi giorni quella avanzata dal Comune di Feltre di “biodistretto”. Finalmente delle proposte coraggiose, che guardano al futuro, che innescano una serie di opportunità per questa nostra Terra, ben lontane da arroccamenti e doglianze tese più ad avere qualche spicciolo di elemosina che costruire opportunità

E' ovvio che sono proposte a “lungo termine”, è vitale che il percorso per la loro concretizzazione sia un qualcosa di graduale, che coinvolga il maggior numero di persone, di conoscenze e competenze, che sia all'insegna della partecipazione e dell'inclusione, che sia percepito come una grande opportunità e mai come un vincolo e una limitazione (se non per chi vuole devastare la nostra terra per meri scopi speculativi)
Un percorso che è fatta di formazione e informazioni, di spazi di proposta e innovazione (ad esempio la certificazione biologica partecipata..) di capacità di intercettare finanziamenti europei (finora spesso inutilizzati) e di diffonderli sul territorio, incentivando progetti partecipati e non a favore dei soliti noti

Noi da sempre crediamo in una provincia che costruisce il suo domani puntando sul suo enorme patrimonio di biodiversità, sulla salubrità, sulla sostenibilità, su tutela del paesaggio, su un legame forte da agricoltura e turismo sostenibile. Quando parliamo di agricoltura non ci riferiamo solo alle aziende agricole ma anche ai piccoli produttori, agli autoproduttori e agli appassionati. Del resto sono proprio loro i principali produttori di molte delle nostre eccellenze (a partire dai fagioli)
Crediamo in una Provincia che riesce a caratterizzare e dare il valore aggiunto della salubrità ai suoi prodotti e ai suoi servizi, sia per i residenti che per i turisti.
Certo, coltivare bio puo' avere dei costi maggiori ma ci consente sia di non impregnare la nostra terra di pesticidi e veleni chimici (con pesanti ricadute a livello di salute e vivibilità) che di proporre produzioni che si differenziano notevolmente da quelle standard e “convenzionali”

Pensare di produrre nel bellunese un qualsiasi ibrido commerciale (mais, mela, fagiolo che sia) lo stesso che viene coltivato in pianura, in Brasile o in Cina e trattandolo con gli stessi pesticidi, conservanti ecc.. non ci permette certo di affermare (in un mercato che è globale) che il “nostro” è un prodotto migliore e “diverso”, non ci consente di giustificare costi di produzione inevitabilmente più alti
Se invece puntiamo sulle tipicità bellunesi (fagiolo gialet, bonel, mais sponcio ecc..) le coltiviamo biologicamente e magari le offriamo a turisti e visitatori, legandole al territorio, sicuramente possiamo giustificare un valore aggiunto dovuto a qualità e unicità.

Del resto è sempre più evidente l'enorme attrattiva che ha questa nostra terra; un territorio non ancora devastato o deturpato da cementificazione o da un agricoltura intensiva che ha sfregiato altri ambiti Un territorio che, non dimentichiamocelo ospita un importante Parco Nazionale e molti siti “Dolomiti UNESCO Patrimonio dell' Umanità”.
Un attrattiva dimostrata anche dall' enorme partecipazione a una giornata che abbiamo recentemente organizzato a Feltre. Migliaia di persone da tutto il Nord Italia, interessate a conoscere la nostra biodiversità, le bellezze, i sapori della nostra terra.
Figuriamoci se tale interesse fosse amplificato da un riconoscimento di salubrità e sostenibilità, dalla certezza di trovare cibo sano e tipico, da sentieri in cui non si trovano cartelli di “pericolo irrorazioni chimiche”..
Siamo certi che non solo aumenterebbe la qualità della vita dei bellunesi, che aumenterebbe la residenzialità e il recupero di molte abitazioni, ma anche i turisti inizierebbero a trovarci molto più interessanti di trentini e bolzanini (dove la salubrità tra meleti e vigneti iper trattati non è così scontata)

In attesa che alle dichiarazioni di principio del Presidente e degli Amministratori locali seguano anche fatti concreti, noi, nel nostro piccolo, mettiamo a disposizione le nostre competenze, conoscenze, pratiche e tutto il nostro entusiasmo per concretizzare, passo dopo passo, questi progetti. Consapevoli che viviamo in un territorio percorso da molto “fermento partecipativo” da molti gruppi, associazioni, comitati, cittadini desiderosi di fare e mettersi in gioco. Che attraverso la collaborazione e la partecipazione di tutti ce la possiamo fare. Lasciando da parte timori e piccole enclave di potere da tutele, riusciremmo a costruire un degno futuro per noi, i nostri figli, la nostra Terra
Certo, sarebbe molto più facile e poco impegnativo auspicare la colonizzazione da parte di qualche imprenditore della Val di Non o della zona del prosecco..ma se non siamo capaci di credere in noi, nelle nostre capacità, nelle nostre potenzialità.. in questa nostra Terra.. forse non siamo davvero degni di abitarla..di esserne parte

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