martedì 16 ottobre 2012

PESTICIDI ?? NO GRAZIE...

Torniamo sulla questione "pesticidi"....

Ci rendiamo conto che l'informazione.. ma anche la ricerca, le analisi epidemiologiche in aree di criticità.. è spesso affidata alla volontà di gruppi, associazioni, di cittadini che si impegnano in prima persona.. che auto finanziandosi indagini e dossier Un esempio evidente è quello della Val di Non, ma lo stesso riscontriamo nella zona del prosecco o a ridosso di terreni resi ormai sterili dalla monocoltura del mais  

Riteniamo pertanto importante l'impegnarsi in prima persona.. 
...e anche noi, come gruppo coltivare condividendo intendiamo:
- continuare la nostra opera di informazione, diffusione di notizie e appoggio a realtà locali 
- proporre delle alternative ai "pesticidi", informando su tecniche di coltivazione che escludono la chimica di sintesi e sostenendo quelle aziende, piccoli produttori e cittadini che "fanno agricoltura sana, sostenibile, biologica.." che è bene siano conosciute e privilegiate da chi ha a cuore ambiente, salute, apesaggio, biodiversità..
- intendiamo.. grazie alla rete di relazioni e contatti costruita nel tempo.. sperimentare nuove metodologie di indagine.. pertanto, assieme ad alcuni amici dei GAS, ad associazioni, a singoli cittadini stiamo pensando a costruire un progetto (auto finanziato) innovativo e pensiamo capace di chiarire, o per lo meno di far ulteriore luce su situazioni di criticità.. (purtroppo l'apparecchiatura atta a tale indagine non c'è in Italia, ma ci stiamo muovendo per superare questo intoppo)     

Torniamo sulla questione "pesticidi"..  
anche grazie all'ottimo lavoro costruito dall' amico Michele Corti (università di Milano). 
PER LEGGERE L'ARTICOLO INTEGRALE CLICCARE QUI)
Di seguito ne pubblichiamo alcuni stralci:

"La vicenda atrazina ha insegnato che "morto un pesticida se ne fa un altro". Le multinazionali hanno peraltro tutto l'interesse, una volta scaduti i brevetti, a far uscire di scena i vecchi principi attivi per sostituirli con "nuovi". Questi ultimi sono spesso molto simili e la loro pericolosità non tarda ad essere evidenziata. Di norma, però, troppo tardi, quando gli ecosistemi acquatici e terrestri e l'uomo hanno già fatto le cavie. È il criterio stesso di gestione del rischio pesticidi che porta a un effetto fuorviante. Innanzitutto si deve dimostrare che quel determinato pesticida provoca secondo un ben determinato meccanismo danni dimostrabili con dati alla mano suffragati da test statistici. Per accumulare dati (sia di laboratorio che di studi di tossicologia ambientale che di epidemiologia medica) ci vuole tempo. La necessità di individuare il colpevole e di condannarlo in appello si scontra con la natura dei meccanismi biologici che fa si che esista un "effetto cocktail" legato all'effetto congiunto di più pesticidi e che i meccanismi di azione siano spesso molteplici. In uno studio di Lucia Miligi dell' Unità Operativa di Epidemiologia ambientale e occupazionale, ISPO Istituto per lo studio e la Prevenzione Oncologica, Firenze (vai a vedere NE CONSIGLIAMO LA LETTURA http://www.usl3.toscana.it/Sezione.jsp?idSezione=2252) si mette poi in evidenza un altro aspetto fondamentale che limita la capacità di individuare i "colpevoli" in tempi rapidi (tale da evitare che mietano vittime):
"Uno dei punti cruciali degli studi epidemiologici su tumori e pesticidi rimane la definizione dell’esposizione, data la difficoltà a studiare situazioni in cui l’esposizione è molto complessa e conseguentemente a individuare associazioni con specifiche sostanze.
Per queste ragioni ogni approccio che eviti di considerare il problema pesticidi come un fatto unico è destinato ad essere poco efficace. Si devono mettere al bando tutti i pesticidi. Ovviamente con gradualità e partendo dalle situazioni più sensibili. Ma la prospettiva deve essere la generalizzazione del metodo "biologico" quale standard minimo.


In ogni caso non vi è dubbio che i pesticidi (o fitofarmaci come eufemisticamente si vuole chiamarli) siano nocivi per la salute umana e dell’ambiente: prestigiose Associazioni mediche come la American Medical Association raccomandano la riduzione dell’esposizione ai pesticidi e la ricerca di alternative più salutari. Esiste una letteratura medica molto esaustiva che indica come molti, fra i circa mille principi attivi di pesticidi, siano classificati come cancerogeni della classe 2 a e b della IARC (possibili o probabili cancerogeni), si comportino come interferenti endocrini producendo soprattutto danni al sistema riproduttivo maschile (oligospermia), alterino perfino lo sviluppo cerebrale, provochino il diabete, predisposizioni allergiche, malformazioni fetali etc. (dott. Cappelletti)




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