martedì 18 ottobre 2011

ALL' ASILO DI TOMO SI USO' GLIFOSATE...

QUALCHE SETTIMANA FA CI SIAMO OCCUPATI DI "DISERBANTI - DISSECANTI" SOLLECITATI DA UNA MAMMA LA CUI BIMBA FREQUENTA L'ASILO DI TOMO. ERA MOLTO PREOCCUPATA DATO CHE IN QUELLA SCUOLA ERA STATO IRRORATO UN "DISERBANTE"..

..ABBIAMO PERTANTO DECISO DI CHIEDERE CHE PRODOTTO FOSSE STATO IRRORATO..
LA RISPOSTA CHE TEMEVAMO E' GIUSTA.. SI TRATTO INFATTI DI UN PRODOTTO A BASE DEL FAMIGERATO GLIFOSATE..
E' STATO INFATTI USATO LO: STREAM SL (cliccare qui per vedere scheda)

L' INVITO CHE CI SENTIAMO DI FARE E' QUELLO DI EVITARE IN FUTURO L'USO DI QUESTO ERBICIDA CHE A DETTA DI MOLTE RICERCHE E ANALISI FATTE INQUIETA NON POCHI (invito valido sia per amministratori che per cittadini)

SIAMO A DISPOSIZIONE PER FORNIRE I DOCUMENTI E LE ANALISI CHE DENUNCIANO QUESTA PERICOLOSITA'
NE RIPORTIAMO UNO..


INQUINAMENTO CHIMICO

VELENI CHIMICI: LA SPECIE UMANA SEMPRE PIÙ A RISCHIO : Il glifosate erbicida
Fonte: Equivita, comunicato del 29/07/2011.
Uno studio universitario condotto da Greenpeace e GM freeze, riportato da “The Ecologist”, dimostra che il glifosate, ingrediente primo di vari diserbanti e in particolare del Roundup, (quello di gran lunga più diffuso, sia nelle colture tradizionali che – in dosi 4 volte maggiori – in quelle geneticamente modificate) è causa di cancro, malformazioni neonatali, squilibri ormonali e malattie neurologiche quali il Parkinson. Risultati uguali o simili sono stati ottenuti con numerosi altri studi (un esempio fra tanti: quello dell’Università di Saskatchewan, Canada). Poiché in tutto il mondo viene fatto un uso massiccio di glifosate (non solo in agricoltura, ma anche nei parchi pubblici e luoghi residenziali, come avviene in Italia senza che sia adottata la minima misura di precauzione!) gli studiosi ne hanno chiesto il ritiro dal mercato, denunciando anche l’effetto gravissimo e prolungato che il glifosate ha sull’ambiente, con la creazione di piante “resistenti” ad esso.
Più di 20 specie di infestanti naturali, dette “superweeds” (e oggi oggetto di grande allarme) hanno reso incontrollabili, specie in Brasile, Argentina e US, quasi 6 milioni di ettari di coltivazioni, e indotto le aziende chimiche a produrre diserbanti sempre più tossici. La notizia non è del tutto nuova. La regolamentazione dei pesticidi è fondata attualmente su una classificazione della tossicità derivante principalmente dal test Ld50 (Dose letale 50). I test su animali, tuttavia, non sono in grado di identificare la risposta umana a tali sostanze. E' noto che i roditori reagiscono diversamente ai pesticidi, avendo, ad esempio, maggiore capacità di neutralizzare gli effetti nocivi degli organofosfati (lo dimostra anche il fatto che, in modo opposto, vengono reclamizzati dei rodenticidi “innocui per l’uomo” da chi vende prodotti per la disinfestazione). Per giungere ad una corretta valutazione di tossicità occorre modificare la classificazione dei pesticidi stilata dall'OMS in base alle reazioni dei roditori considerando esclusivamente i dati umani a disposizione. Questa conclusione ci giunge da un team di ricercatori internazionali, dopo aver monitorato, tra il 2002 e il 2008, la degenza di 9.302 srilankesi che hanno tentato di suicidarsi ingerendo un pesticida. Tale studio ha rilevato il tasso di letalità di molte sostanze di uso comune nonché evidenziato le notevoli difformità tra le classificazioni OMS e gli effetti sull'uomo.

2 commenti:

  1. Diserbanti tossici lungo le strade italiane, i rischi per salute e ambiente


    Ai lati delle statali e delle provinciali italiane, da qualche anno, assistiamo all'innaturale rinsecchimento della vegetazione: il fenomeno è causato dai diserbanti che Anas, ma anche Autostrade Spa, Ferrovie e altri enti gestori, usano per semplificare e ridurre i costi delle operazioni di decespugliazione. Secondo quanto ammesso dalla stessa Anas, il diserbante utilizzato, è “solitamente a base di glyphosate”, usato anche in agricoltura. Il più diffuso è il Roundup prodotto dalla multinazionale americana Monsanto, sul quale pesa più di un dubbio circa la “biodegradabilità” e la capacità di non lasciare “residui tossici dopo la sua applicazione”, come sostenuto da Anas.
    Se per Anas l'uso del prodotto non causa danno alcuno, per il prof. Gianni Tamino, docente di Biologia presso l’Università degli Studi di Padova, i pericoli sono invece numerosi. “Il glifosate ha la caratteristica di durare pochi giorni ma come prodotti di degradazione dà origine a metaboliti dannosi. C'è uno studio scientifico pubblicato dalla rivista Cancer che dimostra che l'uso del glifosate comporta l'aumento dei linfomi non Hodgkin” (un particolare tipo di tumore al sangue). E l'ipotesi che raggiunga le persone non è così remota, visto che il diserbante rilasciato ai bordi delle strade va a mescolarsi con le acque che, defluendo dall'asfalto, possono raggiungere le falde acquifere. Come spiega il prof. Fabio Taffetani, ordinario di Botanica sistematica dell'Università politecnica delle Marche, l'irrorazione del glifosate “è altamente vietata nei pressi dei corsi d’acqua e delle zone umide a causa della sua accertata tossicità, anche a basse concentrazioni, sugli organismi acquatici. Il glifosate sta distruggendo un equilibrio biologico che lungo le strade si è formato nel corso di decenni, una biodiversità creata con tanta fatica che garantisce l'aspetto e la funzionalità delle scarpate stradali”. Probabilmente Anas Spa, privatizzata nel 2002, in tempo di crisi avverte l'esigenza di contenere i costi; il prezzo, come al solito, lo pagano i cittadini e l'ambiente. Ma, obietta ancora Taffetani, “è falso che il diserbo porti vantaggi in termini anche economici, perché il diserbante distrugge l'equilibrio di cui abbiamo detto e lascia spazio a nuove specie infestanti che costringeranno da oggi in poi all’uso del glifosate e, contemporanamente, dello sfalcio”. Il consiglio quindi è abbandonare immediatamente la chimica e tornare alla meccanica rimettendo in funzione il decespugliatore o, al limite, studiare soluzioni naturali, come piantare vegetazione selezionata che non abbia alto fusto.
    [Fonte: Tiscali Notizie, 12/05]

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  2. Mi permetto di segnalare che i fosfati e il glifosato competono per gli stessi siti di adsorbimento nel suolo. Nel peggiore dei casi, l'applicazione di fosfati (fertilizzanti chimici) può completamente desorbire glifosato dalla matrice del suolo. E così fertilizzare con fosfati può indurre danni significativi dell'impianto di nuove colture seminate su terreni trattati poco prima con questo erbicida sistemico. Così risulta da uno studio tedesco presentato nel numero di giugno nella rivista Nutrizione delle piante.

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