lunedì 9 maggio 2011

UN ENNESIMO ALLARME CI GIUNGE DALLA VAL DI NON
A lanciare l'appello è l' amico S. de Romedis (del Comitato per la Salute della val di Non). Leggere tali notizie ci fa dubitare del detto "una mela al giorno leva il medico di torno"...

Attenzione, a brve nella zona media Val di Non e Val di Sole verrà effettuato un nuovo insetticida.
Nle bolettino si danno alcune indicazioni, ma si trascura di dire:
1) che il Confidor (prodotto da Bayer) ha 28 giorni di tempo di carenza (ma le insalate dei nostri orti le stiamo già mangiando, in teoria dovremmo aspettare 28 giorni)
2) è molto tossico per le api, e prima di usarlo vanno sfalciati gli eventuali i fiori.
3) l'Epik ha 14 giorni di carenza

4) va usato ad una distanza superiore di 40 m dai corsi d'acqua (quindi è vietato l'uso per una fascia di 80 m attorno ai corsi d'acqua)!!!!!! E QUI DA NOI VIENE USATO A 0 METRI DALLE CASE E A 10 M CON ATOMIZZATORE.
E' INCEDIBILE CI STANNO AVVELENANDO!!!!
E' VERGOGNOSO CHE I TECNICI NON SOLO PRESCRIVANO TALI SOSTANZE, MA NON DIANO QUESTE INFORMAZIONI. COME E' VERGOGNOSO CHE I POLITICI CONSETANO L'USO DI SIMILI SOSTANZE VICINO AI BAMBINI.
Chi non ci crede legga le etichette dei 2 prodotti consigliati (chi volesse riceverle ce le richida) 



MA PER FORTUNA C'è ANCHE QUALCHE BELLA NOTIZIA
(dal Corriere delle Alpi del 5 maggio scorso)
"

Quei diciottenni casa scuola e orto

Una ventina di ragazzi e un hobby in comune, nel terreno del nonno 
FELTRE. Molti di loro ancora non hanno la patente, altri sono poco più che maggiorenni. Sono una ventina di giovanissimi, amici, studenti dell'Agraria e non solo, che curano insieme un "orto comune" tra Tomo e Porcen, nel terreno del nonno di uno della compagnia.  I ragazzi della Skasera producono pomodori, fagioli, melanzane, peperoni, insalata e altre verdure con l'aiuto del gruppo Coltivare Condividendo, che sta portando avanti il progetto del "museo diffuso" per riprodurre una serie di sementi antiche e autoctone. Obbligo per tutti la coltivazione biologica (che esclude la chimica di sintesi), evitando la contaminazione e l'incrocio delle varietà affidate.  «Che i semi vengano affidati alla terra»: questa la frase introduttiva dell'incontro, molto partecipato, svoltosi a Porcen sul tema del "museo diffuso". «Il progetto è un modo per esprimere la nostra contrarietà a ogni brevetto sui semi, a ogni controllo degli stessi», dicono i portavoce del gruppo Coltivare Condividendo. «Crediamo che nessun vincolo debba essere posto all'antichissima pratica dello scambio dei semi e all'auto produzione di sementi.
PER LEGGERE TUTTO L'ARTICOLO CLICCARE QUI

Nessun commento:

Posta un commento