domenica 22 maggio 2011

CAPAREZZA & PETRINI


Cosa accomuna il “padre “ di Slow Food Carlo Petrini e l’artista, musicista Caparezza?
Probabilmente la notevole popolarità e la sensibilità verso tematiche sociali, e ambientali.
Di certo li accomuna il fatto di aver ricevuto, proprio in questi giorni, la “Borsa della sostenibilità” dalle mani di alcuni componenti del Gruppo Coltivare Condividendo.
Potranno così assaporare il fagiolo Bonel di Fonzaso, il fagiolo Gialet e l’antico orzo delle vallate bellunesi (due presidi slow food), il mais sponcio, il farro e una composta di pom prussian.

Alle prelibatezze bellunesi abbiamo aggiunto anche alcuni prodotti trevigiani e veneziani per sancire il gemellaggio che si va sempre più consolidando con il Coordinamento dei GAS e con alcune aziende di quelle province.

Grande l’entusiasmo sia di Petrini che di Caparezza alla vista dei prodotti tipici e coltivati senza l’uso di prodotti chimici di sintesi, ma anche dei documenti che illustravano le nostre iniziative, progetti e idee per un agricoltura sana e “relazionale”. Forte l’incoraggiamento di entrambi a proseguire in questo nostro cammino basato su biodiversità, biologico, Km zero, relazione stretta tra chi produce e chi acquista. Abbiamo ribadito loro che “amare la propria terra” non significa urlare a squarcia gola un inno o ergere muri, ma consentirle di esprimere appieno le sua tipicità e peculiarità, condividendone l’essenza. Crediamo in una visione a 360° che considera un tutt’uno l’ambiente, il territorio, il paesaggio e noi che interagiamo con essi, che ne siamo parte. Siamo contrari alla “colonizzazione” della nostra terra da parte del cosiddetto “modello intensivo trentino” (dai tantissimi trattamenti chimici, poco rispettoso di paesaggio e biodiversità). Crediamo che non sia sufficiente “curare bene il proprio orto o campo” se poi si consente la devastazione del paesaggio e del territorio, la mercificazione dei beni comuni o l’insediamento di inceneritori e industrie pesanti.

Piena condivisione anche su un chiaro e netto NO agli OGM, a un agricoltura basata sui prodotti chimici di sintesi e sulla devastazione del territorio. Univoco un forte SI all’ agricoltura RELAZIONALE che va oltre il semplice bollino bio e si basa su  cammino condiviso di conoscenza e consapevolezza tra chi coltiva e chi acquista

“dovete venire a Terra madre Europa, aiutarci nel nostro progetto di riforma della Politica Agricola Comunitaria” ci ha detto Petrini, entusiasta della nostra mostra delle Sementi Antiche e del progetto Museo Diffuso che impedisce alle sementi di impolverarsi nei vasetti della mostra e consente loro di essere affidati alla Terra, per essere riprodotti e ridistribuiti gratuitamente, stimolando così l’auto produzione (aspetto vitale).

Ci ha fatto molto piacere ritrovare nelle parole del seguitissimo intervento di Petrini tante delle tematiche e delle questioni che stiamo cercando di portare avanti con le nostre iniziative.
Bello sentire che, a detta di Petrini anche le sementi sono un “bene comune”, patrimonio di tutti e non di poche multinazionali sementiere. Illuminanti le sue considerazioni sulla  sostenibilità, sul ruolo attivo del consumatore o meglio del cooproduttore e sulla sapenzialità del mondo rurale. Forte il suo appello in nome della bellezza e  contro la devastazione del territorio in nome di un cosiddetto progresso che è spesso mera speculazione. 

Ad affascinare non poco Caparezza la bella iniziativa dell’orto comune dei ragazzi della SKasera.. chissà mai che non decida un giorno di venire anche lui ad assaporare i frutti di quell’ ormai famoso orto....

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