lunedì 6 dicembre 2010

INTERESSANTE RIFLESSIONE SULLA QUESTIONE BIOLOGICO

(di Virgilio Rossi e Giuseppe Visintainer)


Biologico: tirata d’orecchi ai tecnici di San Michele
E' consigliato mangiare la frutta con la buccia se è biologica
«La politica comunitaria è proiettata a rafforzare il ruolo dell'attività agricola in funzione della salvaguardia del territorio, riducendo al minimo i residui nelle produzioni alimentari, limitando il ricorso ai prodotti chimici nelle coltivazioni. La Val di Non non potrà sottrarsi a questa tendenza: prima ci si attrezza per affrontare i nuovi scenari, minori saranno i contraccolpi che i cambiamenti comportano».
Questa la conclusione di un documento dei consiglieri del gruppo Sae (Salute ambiente economia, ora in assemblea della Comunità di valle) Virgilio Rossi e Giuseppe Visintainer , steso all'indomani della pubblicazione dell'articolo «Bio e tradizionale entrambi controllati», pubblicato da l'Adige il 28 novembre, in cui Maria «Mina» Venturelli, Michele Pontalti e Gastone Dallago , elementi di vertice dell'Istituto agrario, affermavano che non esistono contrapposizioni tra agricoltura bio e convenzionale, esprimendo qualche perplessità sulle decisioni assunte dall'amministrazione di Malosco guidata da Adriano Marini . I due consiglieri della Comunità di valle esprimono invece compiacimento per la decisione assunta a Malosco, vòlta a favorire la coltivazione biologica. In tutti i programmi dei gruppi in corsa per l'elezione della Comunità, viene sottolineato, era rimarcata la necessità di coniugare agricoltura e turismo, anche se solo «Sae» aveva avanzato proposte concrete; inoltre «l'agricoltura biologica è l'unico metodo di produzione regolato da una legge Comunitaria recepita da tutti gli Stati membri».
E mentre delle esperienze maturate in campo biologico hanno portato a «tecniche colturali e strategie di difesa adottate anche dall'agricoltura convenzionale, raramente si è assistito al percorso opposto». L'agricoltura bio - continuano Rossi e Visintainer - si avvale dell'utilizzo di soli prodotti naturali, che non rientrano nelle classificazioni T+ (molto tossico) e T (tossico), «fitofarmaci con potenzili effetti acuti sulla salute dell'uomo, anche mortali». Prodotti che superano il vaglio del Ministero della Salute, ma questo «non deve indurre ad equivocare sulla loro presunta innocuità». Nell'agricoltura bio si usano formulati a base di rame e zolfo, elementi naturali e non di sintesi («come erroneamente affermato nell'articolo»), ma a basso dosaggio (20-40 grammi a ettolitro). Nell'agricoltura convenzionale si eseguono meno interventi con tali prodotti, ma a dosaggi più elevati (250-500 g/hl). Il «bio» favorisce, oltre alla salute umana e dell'ambiente, «lo sviluppo di economie quasi assenti in Val di Non quali il turismo ecosostenibile e responsabile»; e nonostante la crisi «la domanda di prodotti certificati biologici sia in continuo aumento».
Tirata d'orecchi per i tecnici dell'Istituto agrario, il cui atteggiamento nei confronti dell'agricoltura bio «suona come una presa di distanza»; peraltro, viene affermato, «il termine biologico non rientra ancora nella terminologia ricorrente all'interno della Fondazione Mach», e viene il sospetto che «il ricorrente rinvio alle possibili ricadute legate all'individuazione del genoma della vite e del melo sia quasi un alibi per procrastinare scelte non più rinviabili».
Da tempo, continuano Rossi e Visintainer, esistono varietà con spiccata attitudine a resistere a determinate malattie, che «attendono solo di essere sdoganate da tecnici e responsabili commerciali». La loro introduzione e la diminuzione dei trattamenti «può rappresentare un vero cambiamento in termini di salute, costi, fatiche e pacifico svolgimento della propria attività».
CARTELLI CHE NON VORREMMO MAI VEDERE LUNGO PISTE CICLABILI CHE ATTRAVERSANO MELETI                  ...MA CIO' E' POSSIBILE SOLO SE I MELETI SONO COLTIVATI BIOLOGICAMENTE

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