lunedì 16 agosto 2010

IL NOSTRO MODELLO NON E’ IL TRENTINO… ANZI…

un cartello fotografato in un frutteto intensivo trentino che non vorremmo mai vedere nè qui nelle nostre vallate nè altrove


Fa sempre piacere trovare sui giornali articoli che danno risalto alla nostra agricoltura, ai prodotti della nostra terra. Abbiamo pertanto apprezzato il pezzo pubblicato sabato 14 agosto dal Corriere delle Alpi “Prodotti tipici bellunesi, nell’elenco entrano fagiolo gialet e kondizon”(cliccare sul titolo per leggere l'articolo)

Peccato però per quella frase finale “..Il modello? Come sempre il Trentino…”

Siamo ben consapevoli che ci sono stereotipi duri a morire, ma per capire che il “modello Trentino” abbia ben poco a che fare con l’agricoltura che noi vorremmo per la nostra provincia, cioè un agricoltura ecosostenibile, rispettosa dell’ambiente, del paesaggio del territorio della biodiversità e della salute, basterebbe visitare alcuni luoghi rappresentativi dell’agricoltura trentina.

In primis la Val di Non in cui impera la monocultura intensiva della mela. Meleti intensivi e super trattati (i bollettini di interventi fitosanitari consigliati dall’ Istituto di S. Michele all’Adige, in cui si elencano 41 trattamenti nel 2008 e 33 nel 2009)
Un paesaggio fatto di pali di cemento e parvenze di “meli” ammassati gli uni agli altri come polli in batteria, dove di tanto in tanto eruttano nuvole di pesticidi; dove i meli, al termine della loro breve “carriera produttiva” non sono considerati legno ma rifiuto speciale.

Come non ricordare l’ottimo e capillare lavoro fatto da alcuni cittadini della valle che (a spese proprie) hanno fatto fare una seria di analisi che hanno evidenziato come quei pestidici non rimangano solo nei meleti ma invadano anche asili, giardini, camere da letto. Il rapporto da loro redatto ci ricorda che in 12 campioni su 13 sono presenti residui di pesticidi (campioni prelevati anche a 50/70m dai meleti) e per ogni campione erano presenti contemporaneamente da un minimo di 2 a un massimo di 6 principi attivi (sono stati ritrovati anche 3 principi attivi proibiti)

E sempre a proposito di mele, come non citare il rapporto di Lega Ambiente che su 22 campioni di mele analizzate in provincia di Trento ha rilevato che 9 erano irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), che 9 presentavano un residuo, 3 più di un residuo solo UNA era priva di residui
Non ci dilunghiamo ricordando quali sono gli effetti di molti di questi principi attivi sulla salute soprattutto dei bambini: ampia è la bibliografia e siamo ben felici di fornirla a tutti gli interessati.

Ma se il “modello Val di Non” è da bocciare non meritano di essere promossi nemmeno quello zootecnico di Fiavè o quello delle fragole “che non conoscono la terra” della Valsugana e della valle dei Mocheni (abbondantemente irrorate con concimi e pesticidi),
Va anche ricordato, in negativo, come il modello di sostegno alla zootecnia di montagna basata sulle grandi stalle (oltre 100 capi) appoggiato dalla provincia stia disseminando sul territorio, specie sui pascoli di montagna, problemi importanti. Le vacche all’alpeggio vengono nutrite con mangimi, anche nei parchi naturali, i contadini non curano più il territorio, le bonifiche agrarie stanno distruggendo la biodiversità dei prati, il metodo della concimazione cancella prati storici.

Certo esistono anche dei pregevoli esempi come quello rappresentato dalla “Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai”: la Presidentessa Laura Zanetti, che ha molto da dire su come la Provincia agisca a livello di pastorizia e alpeggio, afferma che il sostegno da parte della PAT è scarso per non dire peggio.

Di cose da dire e magagne da elencare ce ne sarebbero ancora molte e non solo legate all’ambito agricolo ma anche alla gestione di un territorio in cui sono davvero molte le voci di cittadini che denunciano situazioni critiche: dalle devastazioni di Folgaria alla diossina dell’acciaieria di Borgo Valsugana (ancora commissariata), dalle discariche di Monte Zaccon al paventato inceneritore di Trento.. ecc..

Ci chiediamo pertanto se noi, per consentire alla nostra provincia di esprimere appieno le sue tipicità e potenzialità dobbiamo rivolgere lo sguardo a un modello di cosiddetto sviluppo non solo super finanziato e a detta di alcuni “dopato” da questi finanziamenti a pioggia (con i pro e i contro che ciò provoca), ma con situazioni di criticità così palesi ed evidenti che solo un ottima campagna pubblicitaria, anch’essa iper finanziata, riesce a celare.

Siamo estremamente convinti che il domani della nostra provincia non debba essere ispirato a modelli di agricoltura intensiva che devastano ed inquinano territorio, ambiente, paesaggio, e che per il profitto di pochi minano la salute di molti

Crediamo invece in un’agricoltura sostenibile, nella biodiversità, nei prodotti a km zero e nella tipicità. Crediamo molto in un legame forte tra agricoltura, turismo, artigianato: ma anche tra chi produce e chi acquista, nella filiera corta, nell’opera importante dei Gas auto organizzati dal basso e dei cittadini che auto producono.
Crediamo in una visione a 360° che considera un tutt’uno l’ambiente, il territorio, il paesaggio e noi che interagiamo con essi, che ne siamo parte

Crediamo che in questa nostra provincia ci siano già delle stupende realtà che stanno progettando, costruendo, producendo seguendo questo spirito, questa direzione. Cooperative, consorzi, azione biologiche, associazioni che promuovono prodotti tipici, favoriscono il biologico (o il non utilizzo dei prodotti chimici di sintesi), l’accorciamento della filiera (con mercatini dei produttori e patti tra GAS e aziende), la biodiversità (vero patrimonio di questa nostra zona) e progetti condivisi con industria, turismo e artigianato.
Progetti, prodotti e iniziative che stanno suscitando un notevole interesse (soprattutto fuori provincia e regione) anche di importanti aziende, enti, associazioni, organismi e di tantissimi cittadini che vedono il nostro come un territorio non ancora compromesso e dalle notevoli potenzialità

Crediamo sia giunto il momento di smetterla di guardare alle pubblicità patinate proposte dagli altri, così diverse dalla realtà e continuare a costruire tutti insieme, con maggiore determinazione e convinzione, un domani davvero nostro per questa nostra provincia
un bellisismo esempio di prodotto tipico bellunese il "fagiolo GIALET" (ricordiamo con piacere che il consorzio di tutela di questo fagiolo si è dotato di DISCIPLINARE BIOLOGICO di coltivazione

(un grazie a tutti colore che hanno collaborato con noi per articolare questa nostra riflessione)

1 commento:

  1. e che gialet quest'anno...SCONSIGLIO LA PANNOCCHIA COME TUTORE, cade dal troppo peso

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