martedì 4 maggio 2010

STA PER NASCERE IL CONSORZIO DI TUTELA DEL FAGIOLO "GIALET"

Dopo vent’anni di ricerca condotta da numerosi istituti ed enti di ricerca nazionali, a partire dall’istituto agrario di Feltre che proprio nel 1990 ha iniziato ad occuparsene, anche per il fagiolo gialet si sta costituendo un consorzio di tutela che fornirà preziose informazioni tecniche ai coltivatori, vigilerà sulla qualità del prodotto e si occuperà della sua promozione commerciale.
Il fagiolo gialet, noto anche come “solferino” o “fasol biso”, vanta una consolidata tradizione in tutta la Val Belluna.
Caratteristica distintiva di questa varietà è infatti la colorazione giallo-verde intensa e lucida dei semi che ha fornito lo spunto per i nomi vernacolari utilizzati dalle popolazioni locali.
In passato il prodotto era tradizionalmente destinato in gran parte al Vaticano che attraverso i mercanti padovani e bolognesi ne acquistavano grosse quantità, mentre il consumo locale era riservato ai ceti più agiati, che ne apprezzavano proprio la delicatezza.
Attualmente la coltivazione di questa varietà è praticata a livello amatoriale in piccoli appezzamenti, anche se da qualche anno sta riservando molte soddisfazioni ai produttori che hanno deciso di puntare sul gialet.
Le ricerche hanno evidenziato un interessante contenuto proteico ed un elevato indice di idratazione, che rendono questo fagiolo, oltre che particolarmente nutriente, a detta dei cuochi che lo stanno utilizzando, ideale per le creme.
Il disciplinare di produzione, in fase di ultimazione in questi giorni proprio per garantire un regolare avvio della prima semina, dato l’adattamento della pianta al territorio e al clima bellunese, impone l’uso delle tecniche biologiche, ad ulteriore garanzia di salubrità per il consumatore.

La riunione durante la quale si costituirà ufficialmente il consorzio di tutela e verranno fornite le prime indicazioni utili anche sulla reperibilità della semente, attualmente la principale preoccupazione per i tecnici che stanno seguendo il progetto, si terrà giovedì 13 maggio alle 20.30 nella sala di Villa Tomitano presso l’istituto agrario di Vellai di Feltre

LA STORIA DEL FAGIOLO GIALET
L’inizio della coltivazione del fagiolo nella provincia di Belluno risale al XVI secolo,risultando così il primario luogo di diffusione del fagiolo in Italia. Tra le antiche varietà locali ancora oggi coltivate nel bellunese, solo i fagioli di Lamon hanno una consolidata posizione di mercato, per gli altri le prospettive di mantenimento on-farm sono più incerte. Tra le tante varietà e popolazioni locali di fagiolo localmente ancora presenti meritano sicuramente i ‘gialet’, le ‘bala rosse’ i ‘bonei’ e le mame d’alpago’.
Tra questi, il fagiolo gialet, noto anche come ‘fagiolo solferino’ o ‘fasol biso’, è
particolarmente apprezzato oggi come nel passato e può vantare una consolidata
tradizione in tutta la Val Belluna, affondando le sue origine nei secoli scorsi. In
passato il prodotto era tradizionalmente destinato in gran parte al Vaticano che
attraverso grossi mercanti padovani e bolognesi ne acquistavano grosse quantità,
oppure tra i coloni era prodotto esclusivo del “padrone” o dei ceti più agiati in
genere.

COS'è IL FAGIOLO GIALET
Il Fagiolo Gialet è un’antica varietà bellunese che appartiene alla specie Phaseolus vulgaris. Caratteristica distintiva di questo ecotipo è l’intensa colorazione giallo-verde intensa e lucida dei semi che ha fornito lo spunto per i nomi vernacolari utilizzati dalle popolazioni locali. La colorazione è rimossa quasi del tutto durante le fasi di imbibizione e soprattutto di cottura. Il seme presenta un ilo bianco e convesso, pesa circa 4,5 g/seme ed è di forma sferico-subovoidale. Il baccello è dritto o leggermente arcuato con sezione a pera, contiene mediamente dai 4 ai 6 semi e a maturazione tende a sbaccellarsi spontaneamente. I fiori costituiscono una infiorescenza racemosa, ascellare e di colore bianco. Il portamento è rampicante ad accrescimento indeterminato con baccelli uniformemente distribuiti sulla pianta. E’ una varietà locale
molto ben adattata al territorio bellunese

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